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DIO

In grazia di Dio

di Edoardo Winspeare

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dio loc
Note
Berlino 2014 - in concorso, selezione Panorama

Scheda e sinossi

In grazia di Dio di Edoardo Winspeare
Drammatico — 127' (Italia, 2013)
Con Celeste Casciaro, Laura Licchetta, Gustavo Caputo, Anna Boccadamo, Barbara De Matteis

Finis Terrae. Leuca, il confine. Una famiglia che sta per perdere tutto. Quattro donne diverse tra loro ma legate in modo indissolubile alla natura e ai luoghi che amano più di qualsiasi altra cosa. La loro casa, la terra alla quale appartengono. La crisi economica sembra distruggere tutto, compresi i legami. Ma loro non ci stanno. C’è un modo per contrastare tutto ciò. C’è da guardare davvero a ciò che si possiede. I beni dei quali, a volte, il mondo si dimentica. Per sentirsi “in grazia di Dio”.

trovacinema.repubblica.it

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Critica

O. Iarussi

L'antropologia culturale meridiana cara a E. De Martino, (...)resta l'orizzonte dell'elegia di questo autore alle soglie dei cinquanta.(...) i modelli? Diremmo Ermanno Olmi e Abbas Kiarostami, ovvero il cinema delle pause, degli sguardi, delle immagini nitide e delle parole autentiche. Ma la vera notizia è la fine dell'energia espansiva della pizzica o taranta che proprio Winspeare, una sorta di giovane Zorba il Salentino, contribuì a lanciare quasi vent'anni fa.

Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

«Il primo film italiano a "kilometro zero"(...)indica una via d'uscita dalla recessione diversa. (...)oltre al valore del racconto, che fa tornare in mente Speriamo che sia femmina di Monicelli, c'è nel film un nuovo modo di fare cinema»
F. Caprara
La Stampa
«(...)con un talento sereno e mai artificiosi ci racconta una storia d'amore familiare e matriarcale, di attaccamento alla terra, di crisi economica come opportunità per riscoprire un benessere fondato sulla semplicità e la bellezza e per ritrovare una felicità dimenticata. »
N. Aspesi
La Repubblica
«Eppure questo anomalo "western salentino"(...)carico di simbolismi e insieme misteriosamente naturale, oltre che attraversato da echi quasi dostoevskiani, scava nello spettatore più dubbi che nei suoi stessi personaggi. E regala, come accade a volte col cinema di E. Olmi, momenti preziosi fatti dell'ingrediente oggi più raro. la semplicità.»
F. Fer
Libero

Pubblico

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