Recensione
critico cinematografico
Divko torna nel suo villaggio in Erzegovina dopo la caduta del regime comunista. Ha fatto i soldi, guida una Mercedes, porta con sé una fidanzata giovane e crede di poter fare il bello e il cattivo tempo. Intanto, si riappropria della casa dove vivono la moglie legittima e il figlio adolescente. La situazione, però, precipita: l’uomo perde il suo adorato gatto, mentre s’intendono i primi rumori della guerra tra serbi, bosniaci, croati. Vincitore dell’Oscar al migliore film straniero con No man’s land , Danis Tanovic non ha mantenuto appieno le promesse. Ora torna con un film che mescola in parti uguali pregi e difetti, gli uni e gli altri grondanti di “anima slava”: da una parte, una feroce e sincera malinconia; dall’altra il repertorio folkloristico alla Kusturica.
tratto da ‘La Repubblica’ del 28 maggio 2011
8 giugno 2011




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